Chiediamo ai politici che non vengano più a dividere la nostra comunità al fine di imporre progetti come l’eolico

San Francisco del Mar, Oaxaca 30 Novembre 2013.
Ai mezzi di comunicazione
Ai centri dei Diritti Umani nazionali e internazionali
Alle differenti istanze di governo di Oaxaca e del Messico
Ai popoli originari di Oaxaca e del Messico
Al Congresso Nazionale Indigeno
All’opinione pubblica 

Siamo un gruppo di persone del popolo Ikoojts, Huave, abitanti di San Francisco del Mar Pueblo Viejo, Oaxaca, nella zona dell’Istmo. Ci prendiamo cura del nostro mare fin dai tempi più antichi, è sempre stato la nostra fonte di vita. Ora veniamo a denunciare il trasferimento forzato, le aggressioni e le violazioni dei nostri diritti di cui siamo vittima già da diversi mesi. Queste aggressioni sono culminate con la nostra espulsione dal territorio. La maggior parte di noi è stata cacciata a partire dal 14 Novembre 2013, però il nostro compagno Joselito Gallegos Pedro, dopo essere stato picchiato selvaggiamente, è stato allontanato dalla comunità già 8 mesi fa. Siamo già in 11 ad essere stati espulsi.

Fino ad ora non abbiamo avuto giustizia perché le differenti istanze di governo non hanno dato seguito alle nostre denunce e per questo motivo ci troviamo completamente indifesi. La comunità è circondata, chi entra ed esce è sottoposto a vigilanza costante, e in questo modo si impedisce che le nostre famiglie, che continuano a vivere nel territorio, possano relazionarsi col resto della comunità e con noi che ci siamo dovuti trasferire.

Oggi chiediamo ai politici che non vengano più a dividere la nostra comunità al fine di imporre progetti come l’eolico. Esigiamo che si creino le condizioni necessarie per il nostro rientro e che la pace e l’armonia ritornino nelle nostre comunità. Esigiamo inoltre che si rispetti il nostro diritto alla terra e al territorio, e ai meccanismi di decisione comunitari, senza l’intervento di interessi politici alieni alla nostra forma di vita.

Antecedenti:

Il conflitto iniziò quando in un’Assemblea si pretese che votassimo per il PRI e noi non acconsentimmo perché la pensiamo diversamente. Esiste inoltre l’antecendente di aver voluto una scuola distinta da quella controllata dalla Sezione 59. Poco a poco iniziarono quindi a chiamarci “i problematici”. Con svariate strategie ci preclusero la possibilità di avere una vita dignitosa all’interno della comunità. Ci proibirono la pesca dei gamberi, distrussero i nostri pascoli, ci tolsero l’acqua nelle case e impedirono ai nostri figli di frequentare la scuola della comunità. Il compagno Joselito, quando fu sorpreso a pescare, fu brutalmente picchiato e incarcerato. Come risultato di questo pestaggio, alcuni autori del quale erano incappucciati e avevano armi lunghe, Joselito riportò lesioni al cranio, costole fratturate, e venne ricoverato in ospedale per vari giorni. Tutto questo è stato debitamente documentato nella sua cartella clinica e si sono effettuate le dovute denunce, senza però che le autorità realizzassero nessuna indagine. Questo accadeva ormai otto mesi fa.

L’agente municipale Homero Salinas Martínez, esercitando un abuso di autorità e violando i nostri diritti come cittadini, ci consegnò lettere di ultimatum perché abbandonassimo la comunità. Nella prima, che è di agosto, ci venivano date 72 ore per sgomberare.

Ci mossero in seguito svariate accuse, per esempio di aver buttato olio nel pozzo dell’acqua, con l’intento di aizzare il resto della popolazione contro di noi e facilitare così la nostra espulsione. Però tutte queste accuse sono false, e infatti si sono sgonfiate da sole.

Noi iniziammo a difenderci dalle aggressioni nei nostri confronti e dalle minacce di sgombero. E così, nell’Assemblea del 14 Novembre, assemblea della quale non fummo informati e a cui non potemmo prendere parte, si decise  la nostra espulsione. Dall’assemblea uscì un gruppo di 50 persone che si diressero alle nostre case, vi scagliarono contro delle pietre, intimidirono le nostre mogli e bambini e ci cacciarono con la forza. Volevano cacciare anche le nostre famiglie, ma altri abitanti della comunità le hanno difese. Da allora, loro continuano a vivere là e invece noi siamo qui, nel Pueblo Nuevo, dove abbiamo cercato rifugio.
Esistono vari espedienti in cui si esplicitano le denunce che però non sono state prese in considerazione, e questo perché gli incaricati del caso sono il deputato federale Samuel Gurrión, la deputata locale eletta María Luisa Fuentes Matus e l’ex presidente municipale Héctor Matus.

L’ultimo atto indegno si è verificato quando il compagno José Luis ha tentato di entrare nella comunità per vegliare e dare sepoltura a sua madre, deceduta 10 giorni fa, ed è stato nuovamente espulso senza poter nemmeno presenziare a queste cerimonie tanto importanti per noi come per qualunque essere umano.

Questo non si era mai verificato nella nostra comunità e crediamo che ciò che vi sta dietro sia l’interesse economico e politico di persone ambiziose a cui non importa nulla calpestarci al fine di depredare la nostra terra e il nostro territorio. Il mare, il vento e la terra sono nostri, viviamo di quello, noi li abbiamo custoditi per secoli. Non permetteremo che ci privino di quel che è nostro  con bugie e inganni, né vogliamo che ci mettano contro i nostri fratelli solo perché noi la pensiamo in un modo diverso. E nemmeno scambieremo il nostro mare e la nostra terra per denaro, per qualche briciola mentre questi estranei si portano via le nostre ricchezze.

La terra e il mare non si vendono, si amano e si difendono.   

Con solidarietà,
Jesús Ocampo Vargas
Carlos Norberto Ocampo Andrés
Facundo Francisco Martínez
Joselito Gallegos Pedro
Nicolás Andrés Juan
Javier Martínez Jiménez
José Luis Martínez Jiménez
Bernaldino Pineda Castillejo
Gregoria Orozco Martínez
Marbina Ordoñez Vicente
Oliver Ocampo Martínez

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