CILE: ROMPERE LA GABBIA, ORGANIZZARE LA NOSTRA RABBIA

Alziamo la voce per i prigionieri politici mapuche davanti al silenzio internazionale

Sabato 8 e domenica 9 dicembre 2012 siamo state in visita al carcere di Angol come osservatrici dei diritti umani, per prendere visione della realtà dei prigionieri politici mapuche, lo stato delle carceri e il modo in cui la giustizia cilena si comporta nei confronti di questo popolo.

I prigionieri mapuche si trovano in un modulo diverso dal resto dei carcerati comuni identificato come modulo dei comuneros. In questo momento vi si trovano 11 detenuti, noi siamo riuscite a parlare con 7 di loro, in particolare 3 sono attualmente in sciopero della fame (Hèctor Javier Llaitul Carillanca, Ramòn Esteban Llanquileo Pilquiman e Leonardo Quijòn Pereira) e gli altri 4 lo erano stati in passato.

Lo sciopero della fame è la forma di lotta più utilizzata dai mapuche in carcere, che in questo modo tentano e, a volte, ottengono di farsi ascoltare dai tribunali cileni e di dare risalto internazionale al proprio caso. Va detto però che questo metodo viene considerato dalla giustizia alla stregua di una “cattiva condotta” e che al termine dello sciopero i detenuti non ricevono nemmeno una visita medica di controllo, ne una cura specifica per ristabilire le condizioni di salute. Alcuni di coloro che hanno fatto diversi scioperi della fame, anche prolungati nel tempo, accusano problemi di salute che probabilmente si aggraveranno con l’avanzare dell’età, stiamo assistendo ad una generazione di giovani e meno giovani che per lottare si stanno infliggendo una forma di auto-violenza.

Abbiamo incontrato quattro dei cinque giovani che a fine settembre 2012 hanno iniziato nel Carcere di Temuco uno sciopero della fame, durato 23 giorni, e 4 di sciopero della sete, allo scopo di chiedere il trasferimento nel carcere di Angol per essere più vicini alle loro famiglie. Questi erano: Leonardo Quijòn Pereira, Luis Marileo (ventenni), Cristian Pablo Levinao Melinao e Guido Bahamondes Gallardo (ventottenni).

Leonardo Quijòn, nuovamente in sciopero della fame dal 27 novembre, è accusato assieme a Luis Marileo e a Gabriel V. tutt’ora nel carcere minorile di Chol Chol, di omicidio di un piccolo agricoltore della zona denominato dai giovani “colono”, delitto comune per il quale i giovani si dichiarano innocenti. Tutti e tre sono in carcere preventivo in attesa di giudizio; a questo procedimento non è stata applicata la legge antiterrorista(1), ma Leonardo e Luis Marileo denunciano l’accanimento e la manipolazione del Fiscal Luis Chamorro.

L’avvocato di Leonardo, Lorenzo Morales, ha chiesto la “custodia cautelare agli arresti domiciliari” per motivi di salute e non gli è stata concessa. Per questa ragione, e con la richiesta che la famiglia dell’agricoltore ucciso ritratti l’accusa di averlo riconosciuto tra gli aggressori incappucciati, Leonardo ha iniziato un nuovo sciopero della fame, minacciando di entrare in sciopero della sete dal 17 dicembre se le sue richieste non verranno ascoltate. Nel 2009, ancora minorenne, fu colpito con armi da fuoco dalla polizia cilena mentre era a caccia, riportando lesioni a una gamba nella quale rimangono tuttora alcuni dei circa 200 pallini di piombo. In seguito fu arrestato, accusato con la legge antiterrorista e assolto due volte. Da allora permangono gravi problemi di salute.

Cristian Levinao, in carcere dal 26 di settembre, ci racconta che viene dalla comunità Reyen Mapu (comune di Ercilla) la quale da anni è impegnata in un processo di recupero di terre, e soffre di una forte presenza delle aziende forestali. Cristian è stato diverse volte in carcere con varie accuse (ad esempio: incendio di un bus e furto di legna di una impresa forestale, tentato omicidio di carabiniere, incendio, assalto e minacce nei confronti di agricoltori). Anche se non gli è mai stata applicata la legge antiterrorista, denuncia il carattere persecutorio e discriminatorio nell’applicazione della legge, e l’accanimento del Fiscal nei suoi confronti, infatti si trova in carcere preventivo in attesa di giudizio, accusato da testimoni protetti e secondo lui non hanno prove. Ci racconta anche di aver fatto una denuncia sul fatto che in passato ci sono stati dei raid a casa sua con furto da parte di coloro che svolgevano le indagini (Fiscalia). Quando l’hanno arrestato l’ultima volta l’hanno torturato infilandogli la testa nell’acqua diverse volte per farlo parlare. Una delle attuali accuse è di furto e intimidazione di un piccolo agricoltore assieme a Fernando Millacheo Marin e Guido Bahamondes, che si trova in carcere dal 9 luglio 2012. Cristian e Guido chiedono un processo rapido, giusto e trasparente.

Daniel Levinao, diciottenne della comunità Wente Winkul Mapu (Chequenco), è l’unico attualmente in carcere dei quattro giovani che nel mese di agosto iniziarono uno sciopero della fame concluso dopo 60 giorni il 25 ottobre 2012, nel quale chiedevano in generale la restituzione dei territori sottratti, la fine della repressione e dell’uso della legge antiterrorista, e nello specifico l’annullamento dei loro casi. Lunedì 17 nel tribunale di Angol inizierà il secondo processo a suo carico, con l’accusa di tentato omicidio di carabiniere (è già stato condannato per porto d’armi abusivo). Wente Winkul Mapu è una di quelle comunità che sta attuando il recupero delle terre, sia da privati che dalle imprese forestali, per questo è fortemente militarizzata e ha sofferto diversi raids da parte di Carabinieri, GOPE (corpo militare specializzato) e PDI (polizia d’investigazione). Anche Daniel lamenta i montaggi giudiziari, l’accanimento del Fiscal Chamorro e in particolare il fatto che durante lo sciopero della fame i ragazzi furono portati all’ospedale per una visita medica, ma da lì senza alcun preavviso, furono portati al cercere di Concepciòn.

Hèctor Llaitul e Ramòn Llanquileo sono due prigionieri politici appartenenti alla CAM, Coordinadora Arauco Malleco, organizzazione tra le più attive in difesa dei diritti del popolo mapuche (la cui finalità è il recupero del territorio, l’autonomia, la ricostruzione del mondo mapuche e l’autodeterminazione), fortemente perseguitata dallo stato cileno dal 2002, quando molti dei suoi attivisti furono arrestati durante l'”Operazione Pazienza”.

Su circa 200 prigionieri politici mapuche, una cinquantina sono stati processati con la famigerata legge antiterrorista (2); di questi più della metà sono stati assolti, dei circa 20 condannati quattro hanno subito il doppio processo (civile e militare), impensabile in qualunque ordinamento giuridico di un paese cosiddetto democratico. A due di questi quattro è stato anche negato qualunque tipo di beneficio. Sono Hèctor e Ramòn, attualmente in sciopero della fame dal 14 novembre proprio per denunciare il fatto di essere processati per la seconda volta, e per entrambi si tratta del quarto sciopero della fame. Tra le numerose accuse a loro carico c’è quella di associazione illecità terrorista. I due detenuti ci tengono a sottolineare che le loro mani non sono macchiate di sangue perchè il movimento possiede una linea chiara: la “Violenza Rivoluzionaria Mapuche” per loro comprende l’incendio e il sabotaggio, quindi reati contro la proprietà, ma non vogliono uccidere nè ferire gravemente nessuno; l’uso della forza è riservato all’autodifesa in caso di attacco militare dentro le comunità; vengono attaccati aziende forestali e grandi latifondisti ma non piccoli coltivatori poveri come loro (3). Ci parlano a lungo del problema delle forestali e delle piantagioni intensive di pini ed eucalipti, chiamate “deserti verdi”, che portano ad una diminuzione della biodiversità e quindi la scomparsa di molte erbe medicinali, specie native e una scarsità d’acqua nel territorio.

La violenza genera violenza. C’è il rischio che l’attuale generazione di giovani e giovanissimi, cresciuta assistendo ai violenti raids da parte della polizia e agli arresti dei propri familiari, non abbia dietro i propri gesti una linea “etico-politica” che eviti di sfogare la propria rabbia in modo non direzionato. E’ comprensibile come nelle situazioni di degrado sociale, discriminazione, razzismo, povertà si possa assistere a un aumento della criminalità comune e di abuso di sostanze e alcool.

Crediamo che sia indispensabile sostenere con forza la lotta delle comunità che sono in recupero di terre e dei prigionieri politici, senza dimenticare coloro che, solo per il fatto di essere mapuche nello stato cileno, subiscono la legge in modo discriminatorio anche quando commettono reati comuni, senza avere uno scopo politico.

Per Il Cerchio,

Luisa Costalbano e Valentina Fabbri.

NOTE:

(1) La legge nª 18.314, chiamata anche “legge antiterrorista”, è stata emanata durante la dittatura di Pinochet allo scopo di colpire gli oppositori politici del regime. Oggi viene utilizzata solo contro i mapuche, negando le garanzie del Giusto Processo. Vedi http://www.ecomapuche.com

(2) Las razones del ilkun/enojo. Memoria, despojo y criminalizaciòn en el territorio mapuche de Malleco, Martìn Correa y Eduardo Mella, Lom Ediciones.

(3) Weichan “Conversaciones con un weichafe en la prisión política”, Hector Llaitul y Jorge Arrate, Ceibo Ediciones, 2012

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