CILE: Pericolo di nuovi raids nella comunità mapuche della zona Chequenco (Ercilla)

Nonostante non sia politica di Caposud pubblicare articoli di collaboratori non provenienti dai cosiddetti “Sud” del mondo, data l’urgenza e gravità della situazione che stanno vivendo alcune comunità Mapuche cilene contravveniamo alla nostra “regola” e pubblichiamo due pezzi inviatici da Luisa Costalbano, collaboratrice dell’Associazione Ecomapuche che attualmente si trova nel paese in qualità di osservatrice dei Diritti Umani.

Per ulteriori informazioni rimandiamo a www.ecomapuche.com

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AGGRESSIONE E INTIMIDAZIONE NELLA COMUNITÀ DI WENTE WINKUL MAPU

Alta la tensione nella chiamata “zona rossa” del conflitto mapuche, nel comune di Ercilla, provincia di Malleco (Regione dell’Araucania). A distanza di otto mesi dalla morte di un agente dei Carabineros durante un raid delle forze dell’ordine nella comunità di Wente Winkul Mapu, di recente le indagini avrebbero stabilito che la morte non sarebbe dovuta a fuoco incrociato, perchè non si trattava di una pallottola registrata dei carabinieri. Probabilmente ora si cercherà il colpevole tra i comuneros mapuche e questo sta alzando ulteriormente il livello della tensione nella zona.

Siamo arrivate in questa comunità giovedì 13 abbiamo rilevato la presenza di due postazioni militari: la più grande si trova in prossimità della statale 5 a Pidima, costituita da tre prefabbricati circondati da un muro e un parcheggio con una decina di mezzi militari (jeep, furgoni e bus blindati), potenziata dopo la Cumbre de Seguridad (Vertice di sicurezza) svoltosi ad ottobre a Santiago. Prima il posto militare si trovava all’interno della proprietà di una azienda forestale privata. (vedi foto) Salendo verso le comunità si trova un posto di osservazione militare più piccolo con due prefabbricati, una squadra di pattuglia e un paio di mezzi.

Abbiamo rilevato che nella giornata di venerdì (14 dicembre 2012) il pattugliamento della strada sterrata che passa dalle comunità con vari tipi di mezzi è avvenuto circa ogni due ore, noi stesse siamo state fermate verso le 6 del pomeriggio mentre camminavamo lungo la strada: cinque militari sono scesi ad armi spianate da un furgone blindato per chiederci i documenti; ci siamo identificate come osservatrici dei diritti umani.

Ci è stato riferito che un paio d’ora dopo nella stessa zona dove eravamo state fermate, hanno lanciato gas lacrimogeni nel cortile di una abitazione dove si trovavano 2 donne con una bambina in età scolare e un neonato di 4 mesi. Nel corso della stessa serata ci sono stati atti d’intimidazione e aggressione da parte di carabinieri e agenti del Gope (corpo militare specializzati) a uno studente di 27 anni che tornava a casa sua da Temuco. Fernando Alonso Neculpan Marileo ci racconta di essere stato aggredito da almeno sei militari ieri verso le ore 21, mentre era in macchina con il fratello. L’hanno fatto scendere dalla vettura, minacciandolo con le armi in mano, poi l’hanno infamato (usando insulti razzisti “indio culiao”) e stringendogli il collo al punto di non farlo respirare per alcuni minuti. E’ stato quindi buttato a terra e, mentre tenevano entrambi sotto tiro, Fernando è stato colpito ripetutamente con calci, ferendo il volto con il calcio del fucile e della pistola. Abbiamo visto il referto ospedaliero compatibile con le lesioni riferite, dove rilevavano anche che il giovane era molto provato psicologicamente. (Vedi foto del referto medico)

Tra la sera di sabato e la giornata di domenica 16 dicembre ci sarà un Nguillatùn, celebrazione tradizionale alla quale sono state invitate anche altre comunità. I giovani ci hanno riferito di aver rilevato un aumento dei mezzi militari e degli uomini nei posti di osservazione in pattugliamento, circola apprensione per possibili fermi e aggressioni, da parte di una comunità già più volte colpita da raids militari nell’ultimo anno.

Tra i recenti avvenimenti che nella zona sono indice dell’aumento della tensione riportiamo due incendi dolosi a due scuole dell’infanzia che hanno lasciato l’area di Chequenco senza un servizio per tutte quelle donne che lavorano sia in casa che nei campi e spesso si trovano ad affrontare da sole i raid militari.

Per il Cerchio,
Valentina F. e Luisa C.

 

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