PERU’: Chi abbiamo per Presidente?

di Hugo Blanco, www.luchaindigena.com
Traduzione di Gaia Capogna

È necessario ricordarlo e comunicarlo a quelli che non ne sono al corrente.

La maggioranza dei “politici” preferisce dimenticarlo.

Durante la guerra interna è stato comandante militare a Madre Mía, Tocache, Huánuco, con il soprannome di “capitan Carlos”. Fu denunciato per omicidi e torture, e in seguito pagò i testimoni perché cambiassero le loro dichiarazioni.

Si è vantato di aver ricevuto le felicitazioni dei suoi superiori. Chi felicitavano i capi militari in quel periodo? Felicitavano quelli che uccidevano innocenti (i militari che non hanno voluto farlo dovettero scappare dal paese).

Il fascicolo inerente al suo servizio militare di quegli anni “si è perso”. Adesso, i suoi capi di allora sono premiati con incarichi importanti.

Durante la campagna elettorale del 2006 un politico di destra disse che non si dovevano castigare i militari assassini denunciati dalla Comisión de la Verdad, e gli organismi per i Diritti Umani protestarono.

Protestò anche lui, ma perché in campagna elettorale non si doveva toccare quel punto tanto delicato per la “famiglia militare”. Ora è questa famiglia che governa il Paese.

Posteriormente fu nominato comandante militare della caserma di Locumba, a Moquegua, poiché Montesinos aveva bisogno di gente di fiducia per promuovere la rielezione di Fujimori.

Il 29 ottobre del 2000, Montesinos chiamò questa caserma per quattro volte dal suo cellulare mentre fuggiva dal paese sulla barca a vela “Karisma”, nello stesso momento in cui iniziava il “Locumbazo”1. Le chiamate dal cellulare 9970-8099 di Montesinos al numero fisso 054-713791 furono realizzate: una, alle 10:52 AM, e le altre tre dopo le 14:00 di quella stessa domenica.

Ollanta portò 57 soldati fuori dalla caserma per fare esercitazioni. Una volta fuori, gli comunicò che stavano dando inizio a una sollevazione militare contro il governo, poi li condusse all’accampamento minerario di Toquepala da dove telefonò a Radio Programas per comunicare la “sollevazione” in atto, questo era urgente e necessario affinché l’attenzione generale si accentrasse sulla sollevazione militare e non sulla fuga di Montesinos.

Quando lasciò l’accampamento gli erano rimanti solamente i riservisti che aveva reclutato Antauro, gli altri soldati erano fuggiti.

Il 17 novembre Fuijimori fuggì dal paese e comunicò la sua rinuncia alla presidenza con un fax.

Occupò la presidenza Valentín Paniagua. Ollanta si arrese a lui. Dopo aver passeggiato por Moquegua e Arequipa per più di un mese.

Come non succede in nessuna parte del mondo, contro questa sollevazione militare, fatta per far crollare un governo, non fu sparata neanche una pallottola, e i militari incaricati di attaccarla dichiararono poi che gli fu ordinato di andare senza munizioni. In più di un mese di “sollevazione per abbattere il governo” nessuno si fece neanche un graffio!

In seguito fu detenuto per alcuni giorni e poi inviato come addetto militare all’ambasciata di Francia e poi di Corea, ricevendo un lauto stipendio.

Tornò in Perù e approfittò dell’organizzazione di riservisti veri e falsi che aveva radunato suo fratello Antauro (che allora stava già in prigione) tramite il periodico “Ollanta”, dove scriveva alcune cose contro gli interessi imperialisti.

Non è mai stato presente in nessuna protesta popolare. Non si è mai definito di sinistra, questo lo hanno inventato quelli “di sinistra” per sentirsi a posto.

Quello che si è sicuro, è che durante la sua campagna elettorale a Cajamarca promise di difendere l’acqua contro l’oro e che una delle sue prime posizioni come governante è stata quella di affermare: “Conga va si o si”.

Non si è mai comportato democraticamente. Come abbiamo ricordato prima, non ha consultato i soldati per sapere se volessero sollevarsi contro il governo, come loro capo militare glielo ha ordinato.

Dice che nel suo partito non avviene come negli altri, dove i comitati dirigenti sono scelti tramite elezioni. Nel suo partito li designa lui.

Non c’è mai stato un congresso nel suo “partito”, è lui che dà gli ordini, non ha mai lasciato da parte la sua mentalità gerarchica militare.

Per ingannare il popolo che aveva votato per lui perché aveva promesso cambi, all’inizio formò un gabinetto “progressista” transitorio, che poi ha presto cambiato.

Ora ha sostituito Valdés, non perché sia troppo reazionario, ma perché innocentemente dice le cose che lui pensa ma non dice, come che ammira Fujimori e che Ollanta non deve compiere le sue promesse elettorali.

Il nuovo gabinetto continuerà la stessa politica del precedente ma senza dire pubblicamente quello che pensa.

Il popolo deve essere cosciente del fatto che chi ci governa sono le grandi imprese transnazionali per il loro personale beneficio ma tramite “la famiglia militare“ di Ollanta.

Il Perù continua ad essere una colonia, prima lo è stata della Spagna, poi dell’Inghilterra, poi degli Stati Uniti ed ora delle imprese transnazionali, alle quali non gli importa d’ammazzare la natura e la popolazione peruviana, gli interessa solamente ottenere la maggior quantità di denaro possibile nel minor tempo possibile. Ollanta è il viceré.

Malgrado sapessi tutto questo, ho considerato una cosa positiva la vittoria di Ollanta alle elezioni, poiché, se avesse vinto un altro candidato, il popolo povero2 si sarebbe sentito sconfitto.

Invece, quando Ollanta ha ottenuto la presidenza, il popolo ha esclamato: “Abbiamo vinto!”, e quando Humala poi si è comportato come si è comportato, si è sentito indignato, tradito, disposto a lottare per difendere quello per cui aveva votato, e lo sta facendo.

Solo il popolo organizzato libererà se stesso.

Hugo Blamco, “Lucha Indigena”, Agosto 2012

1)Locumbazo: fu una sollevazione militare avvenuta il 29 ottobre del 2000 a Locumba, capeggiata dall’allora comandante dell’esercito Ollanta Humala Tasso insieme a suo fratello, il maggiore di Fanteria in ritiro Antauro Humala Tasso. Lo scopo ufficiale della sollevazione, manifestato nel pronunciamento di rito, era quello di ottenere la rinuncia del presidente Alberto Fujimori, che era stato rieletto per la seconda volta con delle elezioni considerate illegittime; bisogna ricordare tuttavia che, in quel momento, il regime di Fujimori stava comunque crollando. Questo fatto segnò l’inizio della carriera politica di Ollanta Humala, che lo ha portato fino alla presidenza del Perù nel 2011.

2)Sono state principalmente le classi sociali più povere ad aver portato Humala alla presidenza con il loro voto, perché hanno creduto alle sue promesse in campagna elettorale (esistono dei video di comizi pre-elettorali che dimostrano senza possibilità di dubbio la portata del voltafaccia dell’attuale presidente del Perù), oltre che per la paura che vincesse Keiko Fujimori, figlia dell’ex-dittatore ora in carcere per gravissimi reati contro i diritti umani, ed espressione dell’estrema destra.

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